I fondi sanitari integrativi

“I fondi sanitari integrativi. Quale futuro per la sanità italiana?” a cura di NOMISMA, con la consulenza del gruppo di lavoro Centro di Ricerca Interuniversitario sull'economia pubblica, Università di Padova, Venezia e Verona, Franco Angeli, 2003, pp. 240, figg. 90.

Il volume presenta un ampio excursus teorico-analitico su tutte le forme ad oggi esistenti di sostegno alla spesa sanitaria. Si parte dall’assicurazione sanitaria, anche in un quadro comparato, analizzando alcune esperienze straniere di assicurazione complementare, come quelle di Australia, Francia e Germania.

Prosegue con il quadro nazionale italiano della previdenza integrativa e, attraverso una presentazione delle modifiche proposte dal 1996 al 2003, si tenta di innescare una dialettica che permetta di risolvere la paralisi ad oggi confermata dall’assenza di attuazione dei fondi sanitari integrativi, detti fondi doc, per l'incapacità di definire un modello di regole adeguato.

Si giunge infine a una valutazione critica e ad alcune soluzioni. Tra queste, l’attivazione di un forte differenziale fiscale tra i fondi o di altri strumenti che favorirebbero il decollo dei fondi sanitari integrativi.

Intervista a Gilberto Muraro, Direttore del Centro di Ricerca Interuniversitario sull'Economia pubblica (CRIEP), Docente di Scienza delle Finanze all'Università di Padova e Coordinatore del Gruppo di ricerca che ha dato origine al materiale del volume.

Cosa sono i fondi doc?
Sono forme di mutualità volontaria istituiti con un decreto legislativo nel 1999 e caratterizzati da tre elementi: l'assenza di selezione all’entrata, di discriminazione nei premi da pagare e di concorrenza con il servizio sanitario nazionale, anche se possono includere le prestazioni 'intramurarie'.

Chi le paga?
Il paziente e le paga care, perché deve pagare la struttura pubblica ed il professionista. Secondo il mio parere questo sistema non rappresenta un'alternativa al Servizio sanitario nazionale. Nel 1999 erano stati previsti i fondi doc per finanziare anche la professione intramuraria. Mentre nessuna agevolazione era stata data per i fondi sanitari integrativi esistenti con l'attività privata, esterna alla struttura pubblica.

Esistono altri modelli?
L'altra ipotesi è lo schema olandese che istituisce un Fondo nazionale, finanziato pubblicamente, che si assume una quota di rischio, così da stabilizzare le tariffe e non generare la selezione avversa.
Occorre, in ultima analisi, introdurre un differenziale fiscale forte per i fondi non doc, tanto da renderli molto più attraenti come accade in Australia. 

Cosa auspica?
In Italia non c'è al momento una dialettica sufficiente. Il mercato tende a fare le polizze su misura, ma chi lavora sul tasso di comunità? Per fare ciò, occorrerebbe generare un sistema di verifica e successivamente di promozione di un sistema di riforma o di proposte alternative.