Le origini dell'uomo

Viaggio lungo l'evoluzione dall'australopiteco a Homo Sapiens

Sono passati ottanta anni da quando, nel 1925, un giovane antropologo australiano di nome Raymond Dart riferiva su Nature della scoperta di un singolare cranio fossile ritrovato in Sudafrica.

Risalente a 2,5 milioni di anni fa, il cranio di quello che venne battezzato Australopithecus Africanus rappresentava il più antico antenato dell'uomo fino ad allora studiato. Prendeva così il via l'antropologia moderna, che da allora ci ha spiegato molte cose sull'evoluzione umana.

Quel ritrovamento è l'inizio della lunga storia raccontata in “Le origini dell'uomo”, un volume che ricostruisce l'evoluzione umana a partire dall'antenato comune di uomo e scimpanzé, vissuto probabilmente in Africa tra 6 e 8 milioni di anni fa.

Oltre alla ricostruzione dell'intricato albero genealogico dell'umanità, il volume ricorda anche come la genetica di popolazioni abbia permesso di capire il ruolo di ripetute e massicce migrazioni nella storia umana. Illustra inoltre il ruolo dell'alimentazione nella nostra evoluzione, la comparsa di arcaiche forme di arte e ornamento del corpo nelle prime comunità di Homo Sapiens e le diverse ipotesi su comparsa del linguaggio e pensiero simbolico.

“Le origini dell'uomo” accompagna il lettore lungo l'affascinante storia che ha portato dalla vita nella foresta alla specie che da migliaia di anni domina il pianeta.