Sistemi territoriali e sanità

“Sistemi territoriali e sanità”, a cura di Nomisma, Franco Angeli, 2004, pp. 104, figg. 90, € 25,00.

Il volume è parte della collana di Fondazione Pfizer e contiene la presentazione di uno studio realizzato da NOMISMA, Istituto di Studi Economici di Bologna. Il lavoro di ricerca riguarda un'indagine conoscitiva e analitica sulla relazione tra territorio e sanità ed economia.

La sanità è un sistema complesso in forte evoluzione. Il tratto macroscopico è fornito da un ventennio tutt'altro che esaurito di profonde trasformazioni istituzionali e organizzative del settore.

La ricerca che è alla base di questo volume parte da una articolazione del sistema territorio-sanità in tre componenti: la componente territoriale, la componente economica, la componente sanitaria.

L'indagine ha coinvolto un campione di cinque Regioni rappresentative – Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Lazio e Puglia – scelte perché esprimono con i loro modelli realtà diversificate, riuscendo così a fornire un quadro delle tendenze evolutive del nostro Paese.

Sono stati osservati anche i modelli di programmazione e si è compreso quanto sia fondamentale operare sulla base di queste interdipendenze strutturali.

Intervista a Patrizia Beccari, coordinatrice della ricerca Nomisma "Territorio e Sanità", matematica, biometrista specializzata in statistica sanitaria.

Perché una ricerca su Sanità e Territorio?
La ricerca conclusa è solo una prima tappa ed è parte di un progetto più ampio. L'approccio utilizzato deriva dall'esperienza di Nomisma, specifica sullo studio del territorio, in relazione alle attività produttive e ai servizi, ma di certo priva di un archivio e di uno storico sulla sanità. Eppure, la novità che ci ha convinto è stata proprio quella di confrontare le politiche sanitarie con la realtà territoriale, regionale e locale.

Qual è stato il metodo utilizzato?
Un vero e proprio work in progress. Siamo partiti analizzando l'offerta di salute e non la domanda. Inizialmente una serie di colloqui ed incontri con esponenti politici e amministratori. Contemporaneamente una mappatura del territorio con gli ingrandimenti delle cartine geografiche e le bandierine che segnalano Istituzioni e strutture per comprendere lo scenario esistente. Tutto ciò ci ha aiutato a definire gli obiettivi in corso d'opera. Una particolarità ha avuto anche il gruppo di ricerca composto non da esperti, ma da economisti a digiuno di sanità. Di fatto, i veri protagonisti sono stati gli operatori del settore: gli amministratori.

Ha funzionato?
Di certo l'interesse suscitato è stato importante. In qualche modo abbiamo reso evidente agli amministratori locali ciò che loro già sanno, ma ne hanno preso coscienza con una consapevolezza nuova della loro realtà per poter scegliere gli approcci utili.

Esistono modelli unici o esperienze ottimali?
No. La ricerca è servita proprio a questo: a smascherare i luoghi comuni. È stata conclusa tre anni fa quando si era diffuso il falso mito del modello lombardo o di quello veneto. Ma questi non sarebbero esportabili in altre Regioni. Ogni territorio ha la sua realtà ed i risultati non possono essere raggiunti se si impongono scelte dall'alto al territorio o si conducono politiche sanitarie soltanto in base ai bilanci finanziari.

Ma l'Italia è unita?
L'Italia, nella mappa socio-economica di certo è eterogenea, ma potrebbe essere rappresentata in macroaree con caratteristiche simili.

Quindi basterebbero pochi modelli sanitari?
Sì e no. Di certo c'è il rischio che una legge sul federalismo amministrativo potrebbe accentuare da una parte le diversità, dall'altra potrebbe rischiare di non cogliere i tratti comuni. Resta il fatto che l'analisi dei flussi migratori da una regione all'altra rende meno stabili le rappresentazioni regionali. Il ragionamento è più complesso di ciò che appare e al contempo la nostra ricerca è stata più utile per individuare le domande che per dare risposte. Per questo mi auguro possa continuare.